12. L'ordine di Cluny.

   Da: G. Duby, L'arte e la societ medievale, Laterza, Bari, 1981

 In questo brano lo storico francese Georges Duby ci parla della
nascita e dei particolari caratteri dell'ordine monastico di
Cluny, fondato nel secolo decimo nella Borgogna meridionale. Tale
ordine riusc a sottrarsi alla deleteria influenza delle gerarchie
feudali laiche ed ecclesiastiche, ponendosi sotto la diretta
dipendenza del papa, ed indirizzando i propri aderenti verso lo
studio e la preghiera. In questo modo esso divenne nei secoli
decimo e undicesimo un centro di aggregazione per quei religiosi
che aspiravano al rinnovamento della Chiesa e lottavano per la sua
autonomia, diffondendosi a macchia d'olio in tutta l'Europa e
dando vita anche ad una particolare architettura religiosa, che da
esso prese il nome.


   Al di sopra di tutte le congregazioni dell'XI secolo si erge
sovrano l'ordine di Cluny. Quest'abbazia era stata istituita nel
910 nella pi assoluta indipendenza: non vi si tollerava alcuna
ingerenza delle potenze temporali, e tantomeno dei vescovi, e a
tal fine il suo fondatore l'aveva direttamente unita alla Chiesa
di Roma ponendola sotto la protezione dei suoi stessi patroni, san
Pietro e san Paolo. Il successo dell'istituto cluniacense fu
largamente favorito dalla sua completa autonomia e dal privilegio
dei suoi monaci di nominare personalmente il proprio abate,
indipendentemente da qualsiasi pressione esterna. [...] L'impero
di Cluny fu edificato dopo l'anno Mille da sant'Odilone [abate di
Cluny dal 994], che, raggruppando diversi piccoli istituti
religiosi, li un sotto la guida di un unico abate, improntandoli
a una determinata concezione della vita monastica, l' ordo
cluniacensis, e ottenendogli particolari privilegi che, col
diretto appoggio della Santa Sede, assicurarono a tutte le filiali
l'immunit nei confronti dei castellani e l'indipendenza dai
vescovi. L'ordine si allarg su entrambi i lati del confine che
separava il regno di Francia dall'Impero, in Borgogna, in Provenza
e in Aquitania, insediandosi pertanto in regioni d'Occidente del
tutto estranee alla tutela dei sovrani, nella terra d'elezione del
frazionamento feudale e della tregua di Dio, in province in cui la
latinit non era il risultato di una resurrezione artificiosamente
provocata dagli archeologi di corte, ma era originata da un
autentico sostrato storico. [...].
   I monaci riformati della Lorena accettavano la tutela dei
propri vescovi, che per volont dell'imperatore erano allora i
prelati meno corrotti d'Europa. Nelle province in cui s'insediava
la congregazione di Cluny, viceversa, le ingerenze feudali avevano
deteriorato a tal punto gli ingranaggi centrali della Chiesa
secolare che il movimento cluniacense si afferm come decisamente
antiepiscopale, scardinando le diocesi proprio mentre
l'indipendenza dei castellani disintegrava le contee. Nella storia
delle istituzioni, il trionfo di Cluny segna un riflusso
dell'episcopato, lo sconquasso totale del sistema carolingio, in
cui lo Stato si fondava sull'autorit congiunta del vescovo e del
conte, entrambi controllati dal sovrano; e nella storia della
cultura e delle sue espressioni, segna [...] l'involuzione delle
tendenze umanistiche basate sulla lettura dei classici latini,
ossia il superamento dell'estetica imperiale. Sul piano dello
spirito, degli atteggiamenti religiosi e della creazione
artistica, le conquiste di Cluny rispecchiano le conquiste del
feudalesimo, ed entrambe concorrono a distruggere le istituzioni
del passato. Nell'area dei trionfi cluniacensi  -  che si estende
continuamente e coincide esattamente con il campo privilegiato
delle cosiddette forme d'arte romaniche  -  le tradizioni
carolinge tramontano e spariscono, lasciando alle forze autoctone
nate dal sostrato romano la possibilit di svilupparsi
liberamente.
   Insieme allo sviluppo dell'economia rurale e all'instaurarsi
del feudalesimo, il concomitante successo di Cluny costituisce il
fatto pi importante della storia europea dell'XI secolo. Fu un
successo totale. Per dimostrare al re di Francia che le vittorie
di quella milizia nerovestita, appostata dappertutto e che tutto
invadeva, in realt minavano il suo potere, il vescovo Adalberone
[920 circa-989] scrisse addirittura un poema. Quel successo
dipendeva dalle doti eccezionali dei quattro abati che negli
ultimi due secoli si erano succeduti nella direzione del grande
monastero, e si fondava sulla severit della regola, su una
propaganda abilissima e, ancora pi solidamente, sul perfetto
adeguamento di un'istituzione religiosa alle funzioni che il mondo
laico si aspettava che assolvesse.
  .
